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“La collega dei trenta… ventotto, per la precisione ventotto”.

Arrivi a quarant’anni anni, trentotto, trentotto anni!!! Che gli ultimi dieci ti sono volati sotto il naso come le patatine fritte e i calamari che non fai in tempo a mettergli il sale che spariscono come le ciliege in primavera, come lo stipendio che arriva il 20 del mese e il 23 ti stai chiedendo dove sia finito, come le tette che ti alzi una mattina e tutti i reggiseni sono vuoti ma almeno sai dove riporre i fazzoletti, il cellulare e il portafogli, anche lui vuoto.

Arrivi a quarant’anni, trentotto anni, che i bambini cominciano a lasciarti spazio, a volte riesci a finire una cena intera senza doverti interrompere per ringhiare, raccogliere bicchieri frantumati, sfilare spaghetti dal naso.

E questo ti dà l’illusione di poterti finalmente dedicare a te stessa.

Ti senti supergiovane, hai tutta l’energia dei trenta e l’esperienza dei quaranta, trentotto, insomma una figata!

Serate al baretto a ballare con il maestrale che tira a 120 km orari e tu in giostra! L’umidità ti fa una pippa, balli tutta notte come non ci fosse un domani e a mattina…

Colazione con oki, arnica abbondante spalmata in ogni dove, che neanche la nutella nelle notti di sesso più creativo, ernia in l1 s5 che se la ride e cervicale che dal suo piedistallo a bordo piscina si gode la scena…

Ma tu comunque non molli, vai al mare e incontri lei, la collega dei trenta, ventotto per la precisione, ventotto, arriva da un rave party di quattro giorni, pelle liscia, sorriso raggiante, nessuna traccia di rughe, vomito, strisciata sui gomiti, niente, neanche la classica rucola tra i denti alle sette del mattino, niente, tette sode, chiappe alte, rossetto in tinta con il costume, smalto, occhiali da sole, orecchini, collana, zoccoletto con il tacco…

Ora, tu il tacco non lo porti neanche sul pavimento di marmo in una serata di gala, figuriamoci in spiaggia, quaranta gradi, sabbia che neanche nel Sahara.

La guardi con ammirazione, la memoria, che si sa, fa brutti scherzi, torna alla mattina appena trascorsa, con una mano prepari la colazione con l’altra metti lo smalto, poi uno dei tuoi figli si sveglia e tu lo baci mantenendo le dita dei piedi ben lontane, ti posizioni a novanta gradi, anzi 110°, il goniometro non ricordi dove l’hai messo quando serve non trovi mai niente, le labbra a papera e non gli dici dello smalto per non indurlo in tentazione (e vedertelo passare sulle tue dita appena smaltate) ma lui in uno scatto d’affetto ti è già sopra, sulle unghie dei piedi, addio smalto, siete in ritardo, non lo puoi togliere così ce lo ripassi sopra… Eresia! L’effetto bassorilievo è lì davanti ai tuoi occhi, basta passare il dito per leggere chiaramente in alfabeto braille: “vaffanculo!”.

La osservi con attenzione, occhiali, orecchini, collana e tu ti ritieni soddisfatta quando ricordi di portare l’asciugamano.

La tua autostima subisce un duro colpo, giovane single, tette sode, batte mamma raggrinzita dieci a zero.

Mentre risali la crina affranta, ti dici che non si può, sei cresciuta con Dirty Dancing, “nessuno può mettere Baby in un angolo” e il ragazzo dal kimono doro: “metti la cera togli la cera”.
Non saranno due tette sode, alte, ben delineate, dove se fosse inverno ti verrebbe di appenderci il cappotto, a fare la differenza!

E invece si.

Ma poi ti ricordi te a trent’anni, ventotto per la precisione, ventotto,
ti laureavi e per festeggiare mangiavi pesce crudo appena cacciato con fiocina, stile laguna blu, in barca a vela, i capelli che toccavano il sedere e le tette, si signori, avevi le tette e… niente, dopo l’Oki, l’Arnica, ora è il momento del Malox.

Stefania Italiano

Stefania Italiano

Questo blog è rivolto a tutte le mamme e a tutte le donne e a tutti gli uomini e a tutti i bambini e a chiunque abbia voglia di ridere e ironizzare sulla vita.